
This article reflects the views of the original writer and the translator - Alessandro Cintoli - has
reproduced them as faithfully as possible. The translation does not constitute
an endorsement of said views.
Questo articolo riflette le opinioni del creatore originale e il traduttore lo
ha riprodotto il più fedelmente possibile. La traduzione non costituisce
approvazione di tali opinioni.
26 000 LETTERE PER I PRIGIONIERI "DIMENTICATI"
-Un camion carico di lettere destinate ai 52 imputati del processo della
"discoteca gay" del Cairo mette in imbarazzo il Presidente Mubarrak, che
desiderava che si dimenticasse la sorte dei detenuti che aspettano la
conclusione del processo nel famigerato carcere del Cairo, la "Tora". E in
questo carcere sono detenuti, in condizioni spaventose, dal momento
dell'arresto, avvenuto lo scorso 11 maggio, a causa del loro presunto
orientamento sessuale. Mubarrak ritiene che l'opinione mondiale sia fin troppo
presa dalla situazione afghana per prestare attenzione al verdetto, che sarà
pronunciato dalla Corte d'Assise di Stato.
-I membri di Amnesty International hanno scritto 500 lettere a ciascuno dei
detenuti, raggiungendo il fenomenale totale di 26.000! Se si mettessero queste
lettere una sull'altra si otterrebbe una risma che farebbe concorrenza in
altezza alla piramide di Cheope (137 metri), la più grande delle tre che si
trovano a Giza.
-Il verdetto del processo intentato contro i "52 del Cairo" sarà pronunciato
mercoledì 14 novembre. La data coincide con il primo anniversario delle
elezioni, nel corso delle quali i Fratelli Musulmani hanno dato prova della loro
forza politica. Diversi candidati indipendenti sostenuti dai Fratelli Musulmani
sono stati eletti. Si ritiene che i Fratelli Musulmani abbiano preteso da
Mubarrak che "faccia piazza pulita" in Egitto degli "indesiderabili" e che gli
abbiano chiesto di farlo entro un anno. La condanna al carcere dei "52 del
Cairo" potrebbe essere il "regalo d'anniversario" a questi terroristi da parte
di Mubarrak.
-Ma i movimenti gay sono decisi a fare in modo che la sorte di questi 52
detenuti non passi inosservata. "All'indomani della tragedia dell'11 settembre
non abbiamo dimenticato i 52 del Cairo" ha dichiarato Faisal Alam, fondatore e
responsabile della più grande associazione gay musulmana - al-Fatiha - ed ha
aggiunto: "Oggi la voce della giustizia e della libertà deve essere più forte
che mai". La sezione di Washington d'al-Fatiha organizzerà azioni di protesta il
13 novembre, alla vigilia del verdetto, davanti all'Ente Egiziano di Cultura ed
Istruzione Pubblica di Washington. A Roma, l'associazione nazionale omosessuale
Arcigay concentrerà i propri sforzi sull'Ambasciata d'Egitto mercoledì 14.
QUANTO TEMPO SI IMPIEGA PER SCRIVERE 26.000 LETTERE?
Se avete appena saputo che i soci di Amnesty International stanno scrivendo
26.000 lettere ai 52 detenuti nel carcere della Tora, vi starete chiedendo
quanto tempo si impieghi.
Ebbene, se il grande Gamal Abdel-Nasser (che peraltro non avrebbe mai impiegato
una corte d'assise per giudicare il comportamento sessuale privato delle
persone) avesse cominciato a scrivere una lettera di protesta ogni giorno
dall'età di tredici anni e se il suo fantasma avesse continuato l'opera per
trent'anni dopo la sua morte, a tutt'oggi non avrebbe ancora terminato di
scriverne 26.000.
Ciononostante, la maggior parte degli Egiziani scrive in media una lettera al
mese, il che significa che se la Regina Cleopatra si fosse assunta l'onere di
scrivere una lettera di protesta ogni mese le sarebbero rimasti, oggi, ancora
cent'anni per finire.
CHE ASPETTO HA IL CARCERE DI TORA?
Il carcere di Tora si trova nella periferia meridionale del Cairo. Quando
arrivano, i carcerati sono inviati ad una cella speciale nota come "al-Talaga"
(il congelatore) dove sono svestiti e perquisiti. Poi, a meno che non sia già
avvenuto, gli viene rasata la testa e gli vengono fornite le divise da detenuti.
La maggior parte dei detenuti è collocata in grandi celle comuni. Si ritiene che
sotto la minaccia di violenze alcuni detenuti gay siano stati costretti a
suddividersi in positivi (attivi) e negativi (passivi) e che in ragione di ciò
siano stati messi in isolamento in celle contigue. Si crede anche che siano
stati sottoposti a violenze da parte di altri detenuti.
Il cibo è di solito servito in scodelle o recipienti sporchi, spesso infestati
da insetti. E normalmente non ci sono servizi igienici privati o separati, il
che comporta che i bisogni fisiologici siano espletati di fronte ad altri
detenuti. La tubercolosi ed altre malattie sono endemiche.
Il carcere di Tora è da tempo tristemente noto per la tortura e le forme di
tortura sono scrupolosamente selezionate fino ad includere il pestaggio,
scariche elettriche, bruciature di sigarette e minacce di stupro o altri abusi
sessuali.
Molti organismi internazionali hanno espresso la loro protesta nei confronti
delle torture praticate nella Tora, tra questi citiamo, con i dossier di
riferimento:
1) Amnesty International: Indice MDE 12/015/2001
e
2) Organizzazione Mondiale contro la Tortura: Caso Egy 180697,2
I FATTI - Storia dei 52 del Cairo
Nelle prime ore del mattino dell'11 maggio 2001 centinaia di poliziotti hanno
fatto irruzione in una discoteca galleggiante sul Nilo presso il Cairo, la
"Queen Boat", che si riteneva avesse organizzato una serata a sfondo gay
discrezionale. In altri termini, la maggior parte dei clienti sapeva che si
trattava di una serata gay, ma non era stata pubblicizzata come tale.
La polizia ha effettuato una serie di arresti selettivi nei confronti di
Egiziani, lasciando perdere molti turisti stranieri che stavano apprezzando la
serata danzante. I detenuti, in tutto 52, sono stati sottoposti a tortura e
alcuni a pestaggio brutale. Persino il più giovane, di soli quindici anni, che
dichiara che al momento dell'arresto non si trovava in discoteca, ha detto ad un
giornalista di essere stato percosso con un "falaka" - un pesante manganello.
In una settimana, molti giornali nazionali egiziani avevano pubblicato un elenco
di tutti gli arrestati nonché le loro fotografie e indirizzi. La stampa li
accusa persino di riti satanici, visto che si trovavano in compagnia di
stranieri, di legami con Israele e di partecipazione ad orge. Queste accuse sono
state perpetrate ancor prima che il processo avesse luogo.
Il processo vero e proprio ha avuto inizio nel pandemonio più totale il 18
luglio, con le famiglie e i genitori dei detenuti che si sono visti negare
l'accesso al tribunale, mentre il morale di quest'ultimi si affossava alla
scoperta che sarebbero stati giudicati davanti alla corte d'assise
(originariamente chiamata a perseguire casi di terrorismo e spionaggio) senza
diritto di appello.
Poi, a processo avviato, si è scoperto che proprio gli stessi ufficiali di
polizia che portavano in tribunale il caso avevano presentato un caso
praticamente identico l'anno precedente ad un tribunale civile, una vicenda
giudiziaria conclusasi con assoluzione per assenza assoluta di prove.
Nel frattempo, secondo nostre fonti e quelle della rivista britannica Gay Times,
sono continuate le retate contro i gay del Cairo in due aree, Eliòpoli e le
piramidi. La polizia egiziana ha anche aumentato le azioni di oscuramento dei
siti internet a tema gay.
Il caso della Queen Boat può essere la cosiddetta "punta dell'iceberg" ma la
detenzione dei 52 uomini, il disdicevole trattamento da questi subìto e il
processo senza appello a causa dell'orientamento sessuale costituiscono una
delle più flagranti violazioni da parte dell'Egitto della Carta dei Diritti
Umani delle Nazioni Unite, sottoscritta anche dal governo egiziano.
Ma visto che il mondo ha concentrato l'attenzione sull'Afghanistan, Mubarrak
crede di poter farla franca. GayEgypt.com è deciso a non far dimenticare questi
avvenimenti fintanto che questi uomini rimarranno in carcere e altri
continueranno ad essere minacciati, arrestati e torturati.
COME POTETE COLLABORARE
Ci potete assistere nei quattro modi seguenti:
1) Boicottando l'Egitto - Non finanziate la tortura. Non scegliete questo paese
come luogo di vacanza.
2) Boicottando Egyptair - Egyptair è uno dei più grandi acquirenti di moneta
straniera pregiata per l'Egitto ma una gran parte dei suoi introiti va
direttamente al governo.
3) Boicottando BP-AMOCO - Finché non accetterà di ridurre gli investimenti
proporzionalmente al livello di rispetto per i diritti umani dimostrato dal
govermo egiziano, attualmente uno dei più bassi nel mondo. Tanto per citare la
stessa BP a proposito di diritti umani:
"Tutte le aziende dovrebbero adottare una politica esplicita sui diritti umani
che includa l'egida pubblica della dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo".
Quindi, chiederemo all'azienda di tagliare del 20% il previsto finanziamento di
cinque miliardi di dollari per l'Egitto. Finché non si renderà conto delle
minacce, della detenzione iniqua e della tortura dei gay da parte del governo
egiziano e non le bloccherà, vorremmo che voi boicottaste BP-AMOCO.
4) Se doveste ricevere qualsiasi informazione su azioni della polizia egiziana
nei confronti della comunità gay, siete pregati di comunicarle a
info@GayEgypt.com.
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