26 000 LETTERE PER I PRIGIONIERI "DIMENTICATI" -  09/11/01

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26 000 LETTERE PER I PRIGIONIERI "DIMENTICATI"

-Un camion carico di lettere destinate ai 52 imputati del processo della "discoteca gay" del Cairo mette in imbarazzo il Presidente Mubarrak, che desiderava che si dimenticasse la sorte dei detenuti che aspettano la conclusione del processo nel famigerato carcere del Cairo, la "Tora". E in questo carcere sono detenuti, in condizioni spaventose, dal momento dell'arresto, avvenuto lo scorso 11 maggio, a causa del loro presunto orientamento sessuale. Mubarrak ritiene che l'opinione mondiale sia fin troppo presa dalla situazione afghana per prestare attenzione al verdetto, che sarà pronunciato dalla Corte d'Assise di Stato.

-I membri di Amnesty International hanno scritto 500 lettere a ciascuno dei detenuti, raggiungendo il fenomenale totale di 26.000! Se si mettessero queste lettere una sull'altra si otterrebbe una risma che farebbe concorrenza in altezza alla piramide di Cheope (137 metri), la più grande delle tre che si trovano a Giza.

-Il verdetto del processo intentato contro i "52 del Cairo" sarà pronunciato mercoledì 14 novembre. La data coincide con il primo anniversario delle elezioni, nel corso delle quali i Fratelli Musulmani hanno dato prova della loro forza politica. Diversi candidati indipendenti sostenuti dai Fratelli Musulmani sono stati eletti. Si ritiene che i Fratelli Musulmani abbiano preteso da Mubarrak che "faccia piazza pulita" in Egitto degli "indesiderabili" e che gli abbiano chiesto di farlo entro un anno. La condanna al carcere dei "52 del Cairo" potrebbe essere il "regalo d'anniversario" a questi terroristi da parte di Mubarrak.

-Ma i movimenti gay sono decisi a fare in modo che la sorte di questi 52 detenuti non passi inosservata. "All'indomani della tragedia dell'11 settembre non abbiamo dimenticato i 52 del Cairo" ha dichiarato Faisal Alam, fondatore e responsabile della più grande associazione gay musulmana - al-Fatiha - ed ha aggiunto: "Oggi la voce della giustizia e della libertà deve essere più forte che mai". La sezione di Washington d'al-Fatiha organizzerà azioni di protesta il 13 novembre, alla vigilia del verdetto, davanti all'Ente Egiziano di Cultura ed Istruzione Pubblica di Washington. A Roma, l'associazione nazionale omosessuale Arcigay concentrerà i propri sforzi sull'Ambasciata d'Egitto mercoledì 14.



QUANTO TEMPO SI IMPIEGA PER SCRIVERE 26.000 LETTERE?

Se avete appena saputo che i soci di Amnesty International stanno scrivendo 26.000 lettere ai 52 detenuti nel carcere della Tora, vi starete chiedendo quanto tempo si impieghi.

Ebbene, se il grande Gamal Abdel-Nasser (che peraltro non avrebbe mai impiegato una corte d'assise per giudicare il comportamento sessuale privato delle persone) avesse cominciato a scrivere una lettera di protesta ogni giorno dall'età di tredici anni e se il suo fantasma avesse continuato l'opera per trent'anni dopo la sua morte, a tutt'oggi non avrebbe ancora terminato di scriverne 26.000.

Ciononostante, la maggior parte degli Egiziani scrive in media una lettera al mese, il che significa che se la Regina Cleopatra si fosse assunta l'onere di scrivere una lettera di protesta ogni mese le sarebbero rimasti, oggi, ancora cent'anni per finire.



CHE ASPETTO HA IL CARCERE DI TORA?

Il carcere di Tora si trova nella periferia meridionale del Cairo. Quando arrivano, i carcerati sono inviati ad una cella speciale nota come "al-Talaga" (il congelatore) dove sono svestiti e perquisiti. Poi, a meno che non sia già avvenuto, gli viene rasata la testa e gli vengono fornite le divise da detenuti.

La maggior parte dei detenuti è collocata in grandi celle comuni. Si ritiene che sotto la minaccia di violenze alcuni detenuti gay siano stati costretti a suddividersi in positivi (attivi) e negativi (passivi) e che in ragione di ciò siano stati messi in isolamento in celle contigue. Si crede anche che siano stati sottoposti a violenze da parte di altri detenuti.

Il cibo è di solito servito in scodelle o recipienti sporchi, spesso infestati da insetti. E normalmente non ci sono servizi igienici privati o separati, il che comporta che i bisogni fisiologici siano espletati di fronte ad altri detenuti. La tubercolosi ed altre malattie sono endemiche.

Il carcere di Tora è da tempo tristemente noto per la tortura e le forme di tortura sono scrupolosamente selezionate fino ad includere il pestaggio, scariche elettriche, bruciature di sigarette e minacce di stupro o altri abusi sessuali.

Molti organismi internazionali hanno espresso la loro protesta nei confronti delle torture praticate nella Tora, tra questi citiamo, con i dossier di riferimento:

1) Amnesty International: Indice MDE 12/015/2001

e

2) Organizzazione Mondiale contro la Tortura: Caso Egy 180697,2



I FATTI - Storia dei 52 del Cairo

Nelle prime ore del mattino dell'11 maggio 2001 centinaia di poliziotti hanno fatto irruzione in una discoteca galleggiante sul Nilo presso il Cairo, la "Queen Boat", che si riteneva avesse organizzato una serata a sfondo gay discrezionale. In altri termini, la maggior parte dei clienti sapeva che si trattava di una serata gay, ma non era stata pubblicizzata come tale.

La polizia ha effettuato una serie di arresti selettivi nei confronti di Egiziani, lasciando perdere molti turisti stranieri che stavano apprezzando la serata danzante. I detenuti, in tutto 52, sono stati sottoposti a tortura e alcuni a pestaggio brutale. Persino il più giovane, di soli quindici anni, che dichiara che al momento dell'arresto non si trovava in discoteca, ha detto ad un giornalista di essere stato percosso con un "falaka" - un pesante manganello.

In una settimana, molti giornali nazionali egiziani avevano pubblicato un elenco di tutti gli arrestati nonché le loro fotografie e indirizzi. La stampa li accusa persino di riti satanici, visto che si trovavano in compagnia di stranieri, di legami con Israele e di partecipazione ad orge. Queste accuse sono state perpetrate ancor prima che il processo avesse luogo.

Il processo vero e proprio ha avuto inizio nel pandemonio più totale il 18 luglio, con le famiglie e i genitori dei detenuti che si sono visti negare l'accesso al tribunale, mentre il morale di quest'ultimi si affossava alla scoperta che sarebbero stati giudicati davanti alla corte d'assise (originariamente chiamata a perseguire casi di terrorismo e spionaggio) senza diritto di appello.

Poi, a processo avviato, si è scoperto che proprio gli stessi ufficiali di polizia che portavano in tribunale il caso avevano presentato un caso praticamente identico l'anno precedente ad un tribunale civile, una vicenda giudiziaria conclusasi con assoluzione per assenza assoluta di prove.

Nel frattempo, secondo nostre fonti e quelle della rivista britannica Gay Times, sono continuate le retate contro i gay del Cairo in due aree, Eliòpoli e le piramidi. La polizia egiziana ha anche aumentato le azioni di oscuramento dei siti internet a tema gay.

Il caso della Queen Boat può essere la cosiddetta "punta dell'iceberg" ma la detenzione dei 52 uomini, il disdicevole trattamento da questi subìto e il processo senza appello a causa dell'orientamento sessuale costituiscono una delle più flagranti violazioni da parte dell'Egitto della Carta dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, sottoscritta anche dal governo egiziano.

Ma visto che il mondo ha concentrato l'attenzione sull'Afghanistan, Mubarrak crede di poter farla franca. GayEgypt.com è deciso a non far dimenticare questi avvenimenti fintanto che questi uomini rimarranno in carcere e altri continueranno ad essere minacciati, arrestati e torturati.



COME POTETE COLLABORARE

Ci potete assistere nei quattro modi seguenti:

1) Boicottando l'Egitto - Non finanziate la tortura. Non scegliete questo paese come luogo di vacanza.

2) Boicottando Egyptair - Egyptair è uno dei più grandi acquirenti di moneta straniera pregiata per l'Egitto ma una gran parte dei suoi introiti va direttamente al governo.

3) Boicottando BP-AMOCO - Finché non accetterà di ridurre gli investimenti proporzionalmente al livello di rispetto per i diritti umani dimostrato dal govermo egiziano, attualmente uno dei più bassi nel mondo. Tanto per citare la stessa BP a proposito di diritti umani:

"Tutte le aziende dovrebbero adottare una politica esplicita sui diritti umani che includa l'egida pubblica della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo".

Quindi, chiederemo all'azienda di tagliare del 20% il previsto finanziamento di cinque miliardi di dollari per l'Egitto. Finché non si renderà conto delle minacce, della detenzione iniqua e della tortura dei gay da parte del governo egiziano e non le bloccherà, vorremmo che voi boicottaste BP-AMOCO.

4) Se doveste ricevere qualsiasi informazione su azioni della polizia egiziana nei confronti della comunità gay, siete pregati di comunicarle a info@GayEgypt.com.

Latest news 22 May 2012: Cairo psychiatrist claims he can "cure" 70 to 75 per cent of gay teenagers.